PLIS San Genesio

Questo parco non s’ha da fare…

Sembrava dato per scontato, ma il parco del S. Genesio non c’è ancora.
Sono anni che se ne parla, ma le varie resistenze hanno fatto sì che nulla sia stato ancora fatto. Eppure ogni due per tre leggo un articolo sulle bellezze del “previsto” parco del S. Genesio. Quando si vuole evidenziare la bellezza del territorio si parla di parco, ma quando poi si tratta di tener fede a certi impegni allora non lo si vuole… decidiamoci!Ma che tipo di parco dovrebbe essere? E chi non lo vuole e perché?
Cominciamo a cercare un po’ di informazioni e ovviamente lo facciamo su Internet, che facilita molto ogni tipo di ricerca.

Qualcuno mi spiega cos’è un PLIS, plìs?

Il parco del S. Genesio, che interessa le aree dei comuni di Airuno, Brivio, Castello Brianza, Colle Brianza, Dolzago, Ello, Galbiate, Garlate, Oggiono, Olgiate Molgora, Olginate, Santa Maria Hoè, Valgreghentino (come indicato nel documento PTCP della provincia <!—-> , da cui estrapoliamo la parte relativa al S. Genesio), dovrebbe essere un PLIS, ovvero un Parco Locale a Interesse Sovracomunale.
Riassumiamo in breve il significato di questo tipo di area protetta.

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L’articolo 34 della legge regionale 30 novembre 1983, n. 86 sulle aree protette ha introdotto, accanto a parchi regionali, parchi naturali, riserve naturali, monumenti naturali e aree di particolare rilevanza naturale e ambientale, la figura dei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (PLIS). Essi rivestono una grande importanza strategica nella politica di tutela e riqualificazione del territorio; infatti si inquadrano come
elementi di connessione e integrazione tra il sistema del verde urbano e quello delle aree protette di interesse regionale e permettono la tutela di vaste aree a vocazione agricola, il recupero di aree degradate urbane, la conservazione della biodiveristà, la creazione di corridoi ecologici e la valorizzazione del paesaggio tradizionale. Nella fascia montana del territorio regionale l’istituzione dei PLIS costituisce inoltre un’occasione per conservare e valorizzare aree di riconosciuto valore ambientale e naturalistico. L’istituzione del PLIS è diretta espressione della volontà locale, che si concretizza nella definizione degli obiettivi di tutela, valorizzazione e riequilibrio territoriale, nonché nella perimetrazione dell’area destinata a parco all’interno dello strumento di pianificazione urbanistica dei Comuni interessati e nella definizione della forma di gestione.(…)

Occorre rilevare che l’istituzione di un PLIS pone sul territorio un grado di vincolo differente da quello posto da un’area protetta di interesse regionale (parco regionale o naturale, riserva naturale o monumento naturale). Infatti, mentre nel secondo caso si tratta di un vincolo regionale, i cui effetti sono immediatamente efficaci per chiunque e al quale gli strumenti urbanistici locali, qualora difformi, devono adeguarsi, nel primo si è di fronte a un vincolo puramente locale, che esiste in quanto espressione , nella pianificazione urbanistica di un’esplicità volontà delle amministrazioni competenti.

L’istituzione di un PLIS non comporta:

• l’instaurarsi del vincolo paesistico previsto dall’articolo 146, c. 1, lett. f), del D.lgvo. 490/99;

• il divieto automatico dell’esercizio venatorio, ai sensi della L. 157/92.

I confini debbono essere costituiti il più possibile da linee fisiche naturali (terrazzamenti, crinali ecc.) e/o artificiali (ad es. strade, sentieri, recinzioni, cortine edificate ecc.), mentre gli eventuali corsi d’acqua, siepi naturali e fasce boschive debbono essere inclusi nel perimetro per costituire importanti elementi connettivi.

Le destinazioni urbanistiche compatibili con il parco sono quelle corrispondenti alle zone omogenee “E” e “F”
e zone assimilabili. Tuttavia, poiché in taluni casi può risultare difficile individuare vaste zone omogenee “E” o “F” continue, potranno essere comprese anche aree destinate a “spazi pubblici attrezzati a parco e per il gioco e lo sport”, sempre che le previsioni urbanistiche a esse riferite comprendano solo interventi di basso impatto ambientale senza consistenti aumenti di volumetria. L’omogeneità delle zone adibite a parco non va intesa in senso assoluto, per cui all’interno del perimetro del parco potranno essere presenti anche aree aventi una destinazione urbanistica diversa, purché non snaturino la valenza paesistico-ambientale dell’area.
Devono comunque essere escluse dal parco le nuove zone da destinare a insediamenti residenziali, artigianali, industriali e commerciali, in quanto tali previsioni funzionali sono manifestamente incompatibili con esso. All’interno del perimetro possono essere compresi riserve naturali o monumenti naturali, ferma restando l’applicazione agli stessi di quanto previsto dalla l. r. 86/83.

scarica tutto il documento Deliberazione Giunta Regionale I ottobre 2001 – N.7/6296

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da “AMBIENTE Tabloid” (Regione Lombardia) – “Il punto sui parchi lombardi
(supplemento al n°5/2004 di “Parchi e Riserve Naturali”)

(…)
Negli ultimi anni sono stati valorizzati altri istituti di tutela, come i Parchi Locali d’Interesse Sovracomunale (PLIS), che oggi costituiscono un’autentica sfida. Queste aree protette sono “fieno in cascina”. Con i PLIS la Regione fa un patto con i Comuni, i quali s’impegnano a salvaguardare le aree naturali residue.
È un’operazione molto importante, senza la quale si corre il rischio di perdere importanti scampoli di natura. Del resto, l’unica possibilità che i Sindaci hanno di portare a casa fondi per le casse comunali è rappresentata dall’aumento delle aree di espansione edilizia. La Regione interviene dicendo ai Comuni: salvate le aree residue e vi offriamo la possibilità di gestirle diversamente.
Ecco cosa sono i PLIS.

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dall’intervista all’Assessore all’Ambiente di Lurate Caccivio relativa al PLIS “Sorgenti del Lura”


Perché uno o più comuni costituiscono un PLIS?
Questa è la ragione principale per costituire un Plis: dare un equilibrio al territorio compensando le aree fortemente urbanizzate attraverso spazi naturali tutelati. Il Plis tutela la natura, ma soprattutto gli abitanti stessi, collegando tra loro le zone verdi e i centri urbani, in modo che animali e persone possano vivervi e circolare senza pericoli. Incoraggia le persone a trascorrere il tempo libero in luoghi interessanti, belli e piacevoli senza doversi allontanare troppo dalle loro abitazioni.

C’è differenza tra un Plis e gli altri tipi di parco?
Sì. A qualcuno la parola Parco può far sorgere alla mente dubbi sulla possibilità di poter continuare a svolgere la vita di sempre perché sa che spesso un Parco prevede vincoli e divieti e associa al Parco l’idea di un Ente nel quale è la legge, anziché il buon senso di chi se ne intende di boschi, campi e animali,
ad imporre tempi e modalità di intervento. Riserve, parchi naturali, nazionali e regionali hanno infatti permesso di salvaguardare luoghi di pregio ma hanno anche imposto regole che qualche volta si sono rivelate poco efficaci per la qualità di vita degli abitanti e per la manutenzione del territorio.
Già… sono molti e diversi i tipi di parco esistenti. Il Parco Locale di Interesse Sovracomunale, il Plis, ha regole diverse dagli altri: ad esempio sono consentiti gli interventi per la cura del bosco, l’attività venatoria, la costruzione di edifici da adibire ad uso agricolo, mentre sono vietati solo i grossi interventi che modificano i corsi d’acqua o la natura del terreno o il sistema delle strade vicinali e ponderali.

Cosa cambia con l’istituzione del parco?
Il nuovo tipo di parco, il Plis, non tutela esclusivamente le zone naturali, ma ha lo scopo di garantire la salvaguardia degli ambiti agricoli e, quando possibile, le interazioni con tessuto urbano esistente.
Questo significa offrire la possibilità, anche attraverso contributi e finanziamenti provinciali, di:

– proteggere il territorio, il torrente, i prati, i boschi, i campi … da interventi incontrollati

– mantenere in buono stato una rete di sentieri percorribili a piedi, in bicicletta, a cavallo o con mezzi agricoli

– valorizzare beni storici eventualmente presenti, come ville, chiese, resti di mura antiche, reperti archeologici particolari

– agevolare gli agricoltori nello svolgimento delle loro attività, fornendo anche la possibilità introdurre iniziative a fini turistici, didattici, ricreativi
Ci sono penalizzazioni per i proprietari di terreni inclusi nel Plis?
Ognuno rimarrà proprietario del terreno che possiede, con gli stessi diritti e doveri che gli spettano ora.
I terreni inseriti nel Plis conservano gli indici volumetrici di edificabilità attuali, cioè quelli delle zone agricole.
In futuro, le opportunità per le abitazioni e i terreni che si trovano nel Plis potrebbero essere favorevoli: in un contesto sempre più urbanizzato il verde sarà sempre più ambito e ricercato, con conseguente aumento di valore commerciale.
Il prezzo di una casa circondata da aree verdi, in particolare se ubicata in un paese ben servito e urbanizzato urbanizzato come il nostro, è alquanto alto. Le abitazioni in zone di tutela saranno premianti per il benessere dei suoi stessi abitanti che vivranno in situazione di maggior tranquillità, con meno stress, traffico, inquinamento.

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Leggi l’intervista che la rivista online “EL DRAGH BLOEU”
ha fatto nell’ottobre 2005 a Marco Sangiorgio, l’allora responsabile di Legambiente a Campsirago

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Chi non vuole il parco?

Chi si oppone a questo tipo di parco, quindi, vorrebbe usufuire del territorio in maniera più invadente e al motto di “la terra è nostra e ne facciamo quel che vogliamo”, rifiuta ogni forma di interferenza esterna sul territorio. Questo tipo di ragionamento rientra nella logica contro cui si batte anche don Giorgio De capitani, che a Monte di Rovagnate porta avanti una campagna ambientalista, ma soprattutto cerca di risvegliare le coscienze su ciò che si deve intendere per Creato, Natura e Ambiente in un’ottica evangelica.
Noi siamo pienamente d’accordo con lui nel ritenere che nessun uomo possa dire “questa terra è mia”…

Che cosa vorremmo fare? Riempire di costruzioni ogni terreno rimasto fino ai limiti dei boschi? E poi? Cominciamo a tagliare anche quelli? (guarda la sezione In Evidenza –> Edilizia).<!–A proposito vorrei fare riferimento ad un articolo uscito recentemente (giugno 2007) sul Giornale di Merate intitolato “Gli agricoltori contro il parco del S. Genesio”.–>

Guardiamo la cartina dell’utilizzo del suolo a Colle Brianza e dintorni (è possibile recuperare queste immagini dal sito http://www.cartografia.regione.lombardia inserendo Colle Brianza come comune da ricercare). Gli spazi erbosi che inframmezzano zone urbane e boschi sono sempre più ridotti, ma per il mantenimento dell’ecosistema faunistico questi sono ESSENZIALI! Andare a rosicchiare ulteriormente questi territori, porterà in breve allo sconvolgimento dell’equilibrio naturale tra piante, animali e uomo (sì, perché ogni essere vivente, anche se apparentemente insignificante, svolge un ruolo utile in natura e il rispetto degli animali, delle piante e degli ambienti in cui essi vivono torna anche a beneficio dell’uomo).
Chi dice che è già troppo tardi si sbaglia e trova questa scusa per non impegnarsi direttamente o perché ha altri interessi…Certo, i comuni non devono complicare la vita agli agricoltori. Si sa che il territorio è sempre stato tenuto in ordine dalla gente del posto e questo bisognerà continuare a farlo. Il parco dovrà dare una mano, non porre vincoli troppo restrittivi. Per esempio, un gruppo di cittadini di Santa Maria Hoé ha scritto una petizione contro il parco perché il loro comune avrebbe posto un vincolo di totale inedificabilità nei terreni agricoli coinvolti nel perimetro del parco (come si può capire da questo articolo uscito sul Giornale di Merate nel giugno 2007).

“I proprietari dei terreni che a breve verranno compresi nei confini del futuro parco del San Genesio, sono sul piede di guerra. Cinquantadue cittadini hanno sottoscritto una petizione con la quale chiedono alla Giunta l’abolizione dei vincoli di totale inedificabilità e di non aderire alla costituzione dell’area protetta.

– La nuova destinazione delle aree agricole, ora inedificabili – si legge nella petizione inviata in municipio – appare in netto contrasto con la legge regionale 93. Questa legge attribuisce a tutti i fondi agricoli una pur minima edificabilità. Oltre all’aspetto di legittimità la scelta espressa dal piano regolatore evidenzierebbe un’azione politica da parte dell’Amministrazione comunale in netto contrasto con l’apparente volontà di tutelare il territorio. Prima s’impedirebbe ogni insediamento produttivo agli imprenditori agricoli esistenti sul territorio oltre a quelli che potrebbero arrivare in futuro da fuori. Si impedirebbe che i privati tutelino il territorio coltivando e tenendo in ordine i loro terreni.Questa politica, secondo i sottoscrittori della petizione, porterebbe ad un abbandono dei terreni da parte dei proprietari e un conseguente degrado delle pendici del San Genesio.

– Se l’Amministrazione comunale consentisse una minima edificazione su questi terreni – hanno continuato i proprietari – quanto basta per creare strutture a servizio di attività agricole, il San Genesio sarebbe tenuto in ordine senza ricorrere ai parchi e ai finanziamenti pubblici. Sarebbero gli stessi agricoltori ad occuparsi della manutenzione dei poderi, così come è sempre accaduto da queste parti. Se invece si fa di tutto per allontanare gli operatori del settore da queste zone, si incentiva il degrado. I parchi non servono a nulla.
E’ la gente del posto che si è sempre occupata dei boschi e dei campi.”

E’ ovvio che così facendo la popolazione diventa contro ogni tipo di intromissione sul territorio.
Una categoria che secondo me dovrebbe battersi per avere il parco è quella dei cacciatori (sottolineiamo noi siamo contrari alla caccia). Dato che nei PLIS non è vietata l’attività venatoria, direi che questi signori dovrebbero essere preoccupati che il parco non si faccia, perché i terreni dove adesso in periodo di caccia si muovono indisturbati, forti del loro “aver pagato” per attraversare qualunque campo o orto coltivato (ma i proprietari degli orti che vengono calpestati e inquinati dalle cartucce non ricevono nessun risarcimento!), fra poco saranno inattraversabili a causa delle grandi cinte che vengono costruite dai ricchi proprietari e a parte il bosco, non avranno molti spazi in cui spostarsi.
…Potranno sempre cominciare a sparare all’uomo…

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Il parco del S. Genesio senza il S. Genesio?

Ah beh… veramente una ciambella col buco!… Io spero proprio che gli altri comuni lo facciano il PLIS, così noi del comune di Colle (che se ne è tirato fuori) ci faremo proprio una gran bella figura!

No, la verità è che spero che il buonsenso prevalga e che il parco si faccia tutti insieme, nell’interesse delle persone e della natura. Sottolineo l’interesse di tutte le persone, non dei pochi speculatori che fanno grossissimi guadagni a spese dell’ambiente e della vivibilità del territorio.

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Lagambiente “I parchi locali crescono” 24 maggio 2007 – Il sistema dei parchi locali
in Lombardia – intervento di Fabio Cremascoli (Ufficio Territorio e Parchi – Legambiente Lombardia)

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agosto 2007 – S.

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