Per liberare l’atmosfera dai gas serra (anidride carbonica anzitutto, ma non solo) la natura ha impiegato miliardi di anni (tempi geologici). Con quei gas il clima era assai diverso da quello attuale: adatto per una vegetazione estremamente lussureggiante, con piante alte fino a 300 metri, e per animali come i dinosauri, ma non per la vita umana. In seguito a sconvolgimenti tellurici, che inghiottivano vegetazione e animali dando origine agli attuali giacimenti sotterranei di carbone, petrolio e gas naturale, si è operata una lentissima riduzione dei gas serra nell’aria, che ha reso possibile, in tempi recentissimi, l’avventura umana. Ma negli ultimi momenti di questa avventura, cioè negli ultimi secoli o decenni (tempi storici), si è scoperta la possibilità di sfruttare l’energia fossile del sottosuolo e l’uomo occidentale ha cambiato radicalmente il proprio modo di vivere, intaccando significativamente le riserve fossili. La quasi totalità dell’energia per macchine, movimento, riscaldamento, condizionamento, proviene infatti dalle riserve fossili. Questo cosa comporta? Comporta di tornare, in tempi più o meno brevi, al clima dei dinosauri, perché l’utilizzo dei combustibili fossili significa rilasciare nell’aria l’anidride carbonica sottrattavi nel corso dei tempi geologici.

Questa è la grande verità dei problemi climatici attuali, una verità che appare evidente a chiunque la guardi con occhio disinteressato, ma che fa fatica ad essere digerita dai “poteri forti” (si pensi come contano oggi gli interessi automobilistici o energetici: non per nulla si sono accaparrati il controllo dei maggiori canali di informazione). Così possiamo assistere all’affermazione che non c’è la “dimostrazione scientifica” che il clima stia cambiando, che ci sono sempre state variabilità climatiche e modifiche naturali, che il progresso scientifico sarà in grado di controllare anche eventuali modifiche globali, che il disinquinamento climatico potrà diventare un nuovo “business” per le industrie, ecc. Questa è anche la tesi del presidente americano Bush, notoriamente legato agli interessi petroliferi, per giustificare il disimpegno del paese più inquinante del mondo dagli sforzi delle nazioni per contenere l’effetto serra, riducendo il consumo di energia fossile e le conseguenti emissioni di anidride carbonica.

Le speranze tecnologiche di alleviare altrimenti il problema dell’effetto serra possono essere indicate in tre gruppi principali. Una prima linea di ricerca consiste nel prelevare l’anidride carbonica dalle fonti di emissione, come le centrali termiche, sottoporla a forti pressioni per liquefarla, quindi stoccarla a grandi profondità o nei pozzi scavati per l’estrazione di petrolio o gas naturale, oppure direttamente negli oceani, dove si dovrebbe depositare sul fondo. È una via molto tecnologica, che richiede a sua volta il consumo di molta energia e che non garantisce la permanenza nei luoghi di stoccaggio, né affranca dai rischi di intaccare la catena alimentare. Una seconda via riguarda l’accelerazione dell’assorbimento dell’anidride carbonica da parte delle piante o delle alghe. Si parla di piante geneticamente modificate, capaci di far rinverdire i deserti, o di “fertilizzazione” dei mari per aumentarne le alghe. Una terza via potrebbe essere quella di ridurre le radiazioni solari ricevute dalla terra, grazie all’immissione di particelle fini negli strati alti dell’atmosfera, come talvolta avviene in seguito a forti eruzioni vulcaniche.

Alcune condizioni sono preliminari perché si rendano possibili queste ricerche, ad es.: l’esistenza di una forte volontà politica mondiale; la disponibilità di grossi capitali; il superamento degli egoismi nazionali, come quello statunitense; il riconoscimento di un’altra realtà di fondo: che l’effetto serra è provocato soprattutto dai consumi dei paesi ricchi e danneggia quelli poveri, in prevalenza localizzati nelle fasce subtropicali, i quali saranno sempre più colpiti da desertificazione, fame, emigrazione…

In conclusione le soluzioni ipertecnologiche sopra ricordate vengono esaltate dai poteri forti e dai media da loro controllati, ma forse nascondono il desiderio di non affrontare i veri motivi da cui derivano: un consumo di energia dell’occidente che può legittimamente essere definito “stravagante” in rapporto al resto del mondo e all’intera storia del globo; il desiderio di non mettere in discussione un modo di vita che spesso diventa dannoso anche per chi ne fruisce, oltre, certamente, per chi ne è escluso; la mancanza di volontà di ristabilire un minimo di equilibrio sociale tra ricchi e poveri… Si vuole dimenticare inoltre la delicatezza degli equilibri ecologici e il fatto che quando sono stati forzati si sono avuti quasi sempre risultati aberranti. L’uomo nei confronti della natura e degli equilibri globali si comporta come un apprendista stregone, con la delicatezza di un elefante tra i cristalli.


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