L’OMS (organizzazione mondiale della sanità) ha da tempo proposto un’idea di salute assai diversa da quella che normalmente abbiamo: non solo assenza di malattie, ma pienezza di benessere psicofisico, ciò che implica equilibrio stabile nel tempo, condizione atta a prevenire le malattie, pienezza di difese. Si potrebbe applicare questo concetto allargato di salute anche a quella del nostro globo?

Salute del globo. Quando se ne parla, si pensa subito agli inquinamenti, all’effetto serra e a tutto ciò che, ad opera dell’uomo, rischia di alterare, nel presente o nel futuro, gli equilibri naturali. Il pianeta è stato studiato dagli ecologi come ecosistema, un insieme di molte componenti legate tra loro da complessi rapporti (simbiosi, parassitismo…) che convergono in un equilibrio dinamico. La complessità di un ecosistema è una garanzia di stabilità, in quanto le numerose componenti relazionate fra loro possono porre rimedio ad eventuali inconvenienti in una parte di esse, qualunque sia il motivo (interno o esterno). Di contro semplificare un ecosistema equivale di solito a renderlo instabile, soggetto cioè ad ammalarsi. Ecco perché una monocoltura, ad es., è più instabile di un sistema complesso, come la foresta naturale.

Salute come equilibrio. E’ forse quest’idea di stabilità dinamica il contributo più significativo della scienza ecologica: un sistema vivente è sempre soggetto a modifiche e attacchi al suo equilibrio, provenienti dall’esterno o anche dal suo interno; se il sistema gode di buona salute deve normalmente essere in grado di superarli, altrimenti arriva la malattia. La malattia è il sintomo di una rottura di equilibrio. Si può porvi rimedio curando il sintomo, ma assai meglio è intervenire sulle cause che l’hanno determinato. Nel primo caso la malattia può ritornare; se invece si pone rimedio alle cause, può essere debellata definitivamente.

L’ecosistema uomo. Quanto affermato per gli ecosistemi vale anche per la salute dell’uomo. L’uomo, come ogni animale, è anche un ecosistema e la sua salute deriva dall’equilibrio dinamico delle complesse relazioni tra fattori esterni ed interni. La flora batterica che alberga nel nostro organismo, ad es., ha un’importanza spesso trascurata: è il principale fattore delle difese naturali, ed è persino in grado di supplire a parziali carenze alimentari (producendo ad es. certe vitamine mancanti nel cibo). La flora batterica è soggetta in parte a modificarsi soprattutto in relazione alle nostre abitudini alimentari. Un eccesso di carboidrati, ad es., produce una flora fermentativa; un eccesso di proteine una flora putrefattiva: entrambe (soprattutto quest’ultima) provocano nel nostro organismo elementi tossici che possono incidere negativamente sulla salute, sia a breve che a lungo termine. Questi elementi tossici infatti, attraverso la circolazione sanguigna, possono colpire qualunque organo (ad es. ossa), ben al di là del sistema digestivo. Ecco perché il fattore alimentare è importantissimo per la salute, assai più di quanto di solito non si pensi.

Le malattie del benessere. Vediamo allora quali sono le cause delle malattie principali. Oggi da noi prevalgono quelle degenerative (malattie cardio-vascolari, tumori, diabete…) e abbondanti ricerche epidemiologiche hanno messo in luce la loro correlazione con un’alimentazione troppo ricca: più specificamente si tratta di un eccesso di cibi ricchi (carne, grassi, zucchero, cereali raffinati…) e di una carenza di cibi poveri (verdure e frutta fresche, legumi, cereali non raffinati…). Esistono anche altri fattori ambientali, come gli inquinamenti, il fumo…, ma spesso questi sono la goccia che fa traboccare il vaso: agiscono perché trovano un organismo con scarse difese a causa di una scorretta alimentazione.

I rischi del pianeta. Tornando all’ecosistema mondo, possiamo costatare una impressionante somiglianza di cause. I danni del pianeta sono dovuti soprattutto al consumismo dei ricchi, e non soltanto a quello alimentare. L’effetto serra, ad es., è dovuto al fortissimo consumo di energia fossile, usata in tutti i processi produttivi moderni: petrolio e carbone derivano dai sedimenti lasciati al tempo dei dinosauri da una lussureggiante vegetazione (piante alte anche 300 metri) che sottrassero all’atmosfera il C02 e gli altri gas-serra, rendendola gradualmente vivibile per l’uomo. Ora noi li estraiamo, li bruciamo, magari per soddisfare bisogni superflui o sostituibili, ne gettiamo i gas di combustione in atmosfera e rischiamo di tornare in pochi decenni al clima dei dinosauri. Un altro gas a forte effetto serra è il metano, la cui presenza nell’atmosfera è in buona parte dovuta a fenomeni che avvengono nello stomaco dei bovini. Questi ultimi vengono allevati in misura crescente in funzione di quel consumismo alimentare che, si è visto, è dannoso anche alla salute umana. Ma forse i maggiori danni derivano, a monte, dalla sete di denaro, dall’avere semplificato l’ecosistema mondo e lo stesso uomo, fino a renderli strumenti di profitto, dimenticandone la complessità ed i valori.

In conclusione, l’opulenza è al contempo causa di una nostra salute insoddisfacente e dei principali rischi per la salute del pianeta. La chiave di una salute vera e stabile va cercata nella riscoperta della natura, nonché in un’austerità, anzitutto alimentare, in netto contrasto con il consumismo, verso cui siamo continuamente sollecitati.

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