L’aumento strepitoso del prezzo del petrolio greggio potrebbe avere almeno un risultato positivo: quello di far pensare seriamente alle fonti alternative al petrolio. Su considerazioni simili sono basate le convinzioni dei sostenitori della validità assoluta del mercato: lasciamo scegliere al mercato, le sue decisioni saranno sempre le migliori. Quando le scelte sono più rischiose, come quelle speculative, saranno compensate da un guadagno più elevato. Galbraith, il grande economista premio Nobel, morto qualche anno fa quasi centenario, è stato testimone dei fenomeni speculativi del suo secolo, il 20°, ma anche studioso dei due secoli precedenti, segnati dalla modernità. L’analisi è particolarmente valida perché penetra nei meccanismi mentali degli operatori economici. La sua conclusione, un po’ sconcertante, è che, da una crisi alla successiva (in periodi all’incirca decennali) si dimentica quanto è avvenuto in precedenza e si tende a cadere negli stessi errori.

Droga. Il motivo è che avvengono fenomeni – tipici nei drogati – con i quali ci si allontana dal contatto vero con la realtà e con le altre persone. È noto che la droga può provocare stati di euforia, seguiti da stati di depressione. Analogamente nel campo economico, un prezzo che sale rapidamente, come quello del petrolio, attrae nuovi speculatori che cercano di trarre profitto comprando petrolio in modo virtuale, cioè non per lavorarlo, ma solo per rivenderlo a un prezzo più alto. Questo stesso fatto provoca ulteriori aumenti di prezzo, in un avvitamento continuo, che però prima o poi deve finire. L’atteggiamento mentale degli operatori può essere duplice: o quello ingenuo di chi è convinto che l’aumento proseguirà indefinitamente, o quello dei “surfisti” convinti di essere abili, come appunto i surfisti, a restare sulla cresta dell’onda, sapendosi staccare poco prima del crollo. Operano contemporaneamente un “narcisismo” auto referenziale, che esalta la propria intelligenza e abilità, e il “mimetismo”, studiato da altri autori, come René Girard, che spinge a fare quello che fanno gli altri. Pertanto chi esprime dubbi o dissensi nella fase euforica del mercato, viene riprovato o visto con sospetto.

Trucchi psicologici. Ma altre fini notazioni psicologiche di Galbraith sono importanti per penetrare nella logica del mercato. Una è che gli uomini sono tanto più creduloni quando sono felici. Un’altra riguarda un’associazione tra denaro e intelligenza: quanto più si è stati capaci di guadagnare, tanto più si ritiene di essere intelligenti. Così “nella routine quotidiana, chi ha denaro da prestare è oggetto di speciale deferenza. (..) Ciò è subito tradotto dal destinatario in una conferma della sua superiorità mentale” (pag. 24). Galbraith nella sua lunga esperienza non ha trovato correlazione tra intelligenza e ricchezze accumulate. Un ultimo trucco psicologico è che, ogni volta che si innesca un processo speculativo, si crede di essere in presenza di qualcosa di assolutamente nuovo: così ad es. nella bolla speculativa sui titoli tecnologici di fine millennio. “La percezione di qualcosa di nuovo e di eccezionale gratifica l’ego di chi ne è partecipe, in quanto si suppone gratifichi anche il suo portafoglio. E per qualche tempo succede davvero” (pag. 26).

I maghi della finanza ci sono soltanto prima della caduta: questo potrebbe essere il motto di tutte le attività finanziarie. La speculazione è, per definizione, un’attività a somma zero, il che vuol dire che quanto uno guadagna è perduto da altri – almeno in un periodo abbastanza lungo da compensare le fluttuazioni cicliche. Solo il lavoro può produrre ricchezza e la speculazione non può essere considerata un’attività produttiva, ma un tentativo di guadagnare senza lavorare. Anche se talvolta possono esserci aspetti positivi, come notato all’inizio, la speculazione è da assimilare più alle attività parassitarie che a quelle produttive. Spesso si può trovare in chi si rivolge alle attività finanziarie lo stesso atteggiamento (miracolistico) di Pinocchio, che credeva di poter seminare le monete per poterle raccogliere moltiplicate, senza lavorare.

Tre brevi conclusioni:

1) è bene che i piccoli operatori si guardino dai trucchi psicologici che li spingono a lasciarsi coinvolgere nella speculazione finanziaria. Non possono sperare in guadagni consistenti; ne hanno più probabilità i grossi operatori che possono incidere sul mercato, o chi dispone di informazioni aziendali significative e riservate;

2) è meglio trarre per tempo le conseguenze dell’abnorme rincaro del petrolio: sviluppare forme di energie alternative, soprattutto rinnovabili e non inquinanti, come: solare, eolico, biomasse, al fine di affrancarsi il più possibile dallo strapotere di sceicchi e petrolieri. È loro infatti la responsabilità maggiore di essersi opposti – con successo – allo sviluppo delle fonti alternative. Questa considerazione prescinde da ogni logica finanziaria;

3) è vero che le scelte del mercato sono le migliori, ma, bisogna specificare, solo per i maggiori operatori che possono influenzarlo.

Bibliografia: John Kenneth Galbraith, Breve storia dell’euforia finanziaria, i rischi economici delle grandi speculazioni, Rizzoli 1991. Spunti dagli interventi del prof. Tumminello alla 39a sessione della Scuola di pace nazionale Ofs Minori, tenutasi a Roma nell’aprile 2008, sul tema “Creato, finanza e beni comuni”.

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