Il fortissimo aumento del prezzo del petrolio ha provocato una serie di conseguenze indesiderabili nei mercati del mondo. Anzitutto si è ritenuto opportuno sottrarre parte delle terre coltivate a scopo alimentare, per dedicarle invece alla produzione di carburanti (detti biocarburanti, o meglio agrocarburanti, perché utilizzano risorse agrarie). Il paese che da tempo ha introdotto carburanti di origine vegetale è il Brasile, ma di recente anche gli Stati Uniti e l’Europa hanno deciso di includere una quota di vegetale nei loro carburanti. La conseguenza immediata è stata la crescita del prezzo dei cereali e di altre derrate alimentari a livello mondiale. Da noi questa dinamica dei prezzi può avere effetti relativamente limitati, ma nei paesi della fame – dove risiede la maggioranza del genere umano – le conseguenze sono assai più tragiche: può voler dire innalzare il numero di morti per fame – che già ora si aggira attorno alla spaventosa cifra di 50 milioni ogni anno. Pertanto non ha torto Iean Ziegler, esperto dell’ONU per il «diritto al cibo», a parlare di crimine contro l’umanità a proposito di questa corsa a granoturco e soia per produrre ecobenzina. (altro…)